Si è chiuso con una sconfitta di misura (55-61) nel test amichevole con la Castellano Udas Basket il ritiro pre-campionato della Virtus Arechi Salerno ad Ariano Irpino. Ma ciò che conta non è tanto il risultato della sgambatura con il team di Cerignola, quanto il fatto che in terra irpina ha cominciato a prendere forma il gruppo della neonata società del presidente Renzullo, che avrà il compito di riportare un campionato di livello nazionale nella città di Salerno. Il roster allestito dal diesse Corvo, composto da 12 giocatori che non si conoscevano, inizia a diventare gruppo, ad aiutarsi in campo e fuori, a cercarsi. Lo stato di forma chiaramente non è ancora ottimale, come dimostra il calo accusato da Cucco e soci nell’ultimo periodo di gioco, ma di più era obiettivamente difficile chiedere alla truppa. Dopo le due settimane trascorse all’Hotel Incontro ed a lavorare al Palazzetto dello Sport di Ariano Irpino, coach Paternoster ha tracciato un primo bilancio: «Il bilancio è sicuramente positivo – ha affermato il tecnico della Virtus Arechi –. Siamo stati qui ad Ariano, accolti benissimo dall’amministrazione e dalla gente del posto. E’ stato importante per noi perchè in queste due settimane ci siamo conosciuti, abbiamo iniziato un percorso. I ragazzi sono tutti disponibili e dediti al lavoro. Dobbiamo continuare ad allenarci tanto, ma è stato un ritiro molto proficuo».

Riguardo al test amichevole disputato contro un avversario di pari categoria (inserito però in un altro girone rispetto a quello in cui militerà la Virtus Arechi), questo è il pensiero di coach Paternoster: «Abbiamo visto miglioramenti sia sull’approccio difensivo che sulla conoscenza del gioco offensivo – ha detto a fine partita –. Ci mancavano due giocatori (Circosta e Bartolozzi, ndr), poi si è fermato anche Beatrice che ha avuto un problemino. Detto ciò, sicuramente rispetto alla prima uscita abbiamo fatto dei passi in avanti. Secondo me siamo sulla strada giusta. Dal punto di vista fisico abbiamo retto per 25 minuti, nell’ultimo quarto eravamo giù sulle gambe e in debito d’ossigeno, quindi le nostre scelte offensive sono state dettate dalla poca velocità e dalla poca conoscenza di alcune situazioni prestabilite. Ma in questa fase va bene così».

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